Novità

Novità legislative

La legge di conversione 15 ottobre 2013, n. 119 (contenente “Disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere, nonché in tema di protezione civile e di commissariamento delle province”) ha soppresso il comma 2 dell’art. 9 del d.l. 14 agosto 2013, n. 93, che inseriva tra i reati-presupposto elencati dall'art. 24 bis del d.lgs. n. 231/2001 il reato di frode informatica aggravato dalla sostituzione dell'identità digitale, il reato di indebito utilizzo, falsificazione, alterazione e ricettazione di carte di credito o di pagamento di cui all'art. 55 comma 9 del d. lgs. n. 231/2007, nonché i delitti  in materia di violazione della privacy previsti dal d. lgs. n. 196/2003 (cioè le fattispecie di trattamento illecito dei dati, di falsità nelle dichiarazioni notificazioni al Garante e di inosservanza dei provvedimenti del Garante).

Limitatamente alle norme soppresse, il decreto ha quindi ha perso efficacia sin dall’inizio, mentre vive il testo dell’art. 24 bis d.lgs. n. 231/2001 precedente all’entrata in vigore del d.l. n. 93/2013.

 

Linee Guida per l’Organismo di vigilanza e per il coordinamento con la funzione di vigilanza del Collegio sindacale

L’Istituto di Ricerca dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, con il Documento n.18 del 2013, ha proposto le “Linee guida per l’Organismo di Vigilanza ex D.Lgs. 231/2001 e per il coordinamento con la funzione di vigilanza del Collegio sindacale”, con il quale si suggeriscono ai professionisti componenti degli ODV ed al collegio sindacale cui siano attribuite funzioni di ODV i comportamenti da adottare per la corretta esecuzione dell’incarico.

Giurisprudenza recente

Con la sentenza 28 marzo 2013 (dep. 19 giugno 2013), n. 26630, la sez. III penale della Corte di Cassazione ha stabilito che con la sentenza di patteggiamento emessa nel procedimento a carico degli enti il giudice deve sempre applicare anche la sanzione della confisca del profitto del reato-presupposto, eventualmente nella forma per equivalente, a prescindere dal fatto che la stessa sia stata oggetto dell'accordo intervenuto tra le parti; il giudice è comunque sempre tenuto a motivare in ordine alla riconducibilità della somma di danaro in sequestro alla nozione di profitto del reato.

A fronte della commissione di reati tributari, i quali, come noto, non sono inclusi tra i reati-presupposto, si pone il problema del sequestro e della confisca dei beni della società, più “appetibili” di quelli della persona fisica autrice del reato.
Nelle ipotesi in cui si configurano gli estremi del delitto di associazione per delinquere (incluso tra i reati-presupposto), la giurisprudenza segue l’indirizzo di seguito ricordato. In caso di sequestro preventivo finalizzato alla confisca, disposto nei confronti di società indagata per il delitto di associazione per delinquere finalizzato al reato di evasione fiscale, il profitto del reato di associazione per delinquere, sequestrabile ai fini della successiva confisca per equivalente è costituito dal complesso dei vantaggi direttamente conseguenti dall'insieme dei reati fine, dai quali è del tutto autonomo e la cui esecuzione è agevolata dall'esistenza di una stabile struttura organizzata e dal comune progetto delinquenziale: Cass. sezione III penale, 27 marzo 2013 (dep. 6 giugno 2013), n. 24841.
Nella sentenza trova conferma anche l’orientamento giurisprudenziale consolidato in materia di principio di c.d. solidarietà passiva tra i correi, nel senso che il sequestro preventivo funzionale alla confisca per equivalente, può interessare indifferentemente ciascuno dei concorrenti (persone fisiche, ente) anche per l'intera entità del profitto accertato.

Ancora in tema di reati tributari, le sentenze della Corte di Cassazione, sez. III pen., 9-28 maggio 2013, n. 22980, e 15 ottobre 2013 n. 42350 confermano il recente ed univoco orientamento della giurisprudenza in materia di applicazione del sequestro e della confisca in caso di commissione del reato da parte dei dirigenti societari preposti. Atteso che gli artt. 24 e ss. del d.lgs. n. 231/2001 non prevedono i reati fiscali tra i reati-presupposto, i beni della società possono essere oggetto di sequestro e confisca per equivalente solo quando essa rappresenti uno schermo fittizio, utilizzato dal reo, proprio per porre in essere i reati di frode fiscale o altri illeciti, e quindi ogni bene fittiziamente intestato alla società sia immediatamente riconducibile alla disponibilità dell'autore del reato ed il profitto del reato finisca per ridondare direttamente a favore di quest’ultimo.

In questa prospettiva, il rapporto organico non costituisce più sufficiente meccanismo di identificazione a fini penali.

La sentenza n. 42350/2013, inoltre, aderisce alla tesi della natura penale della confisca per equivalente, nel solco dell’indirizzo consolidato della giurisprudenza e della dottrina. 

<< Torna indietro Torna Sopra ˆ